LA “BUONA STRADA” DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA IN EUROPA

A portata di mano gli obiettivi fissati per il 2020 in tema di riduzione delle emissioni, efficienza energetica e rinnovabili
  • 07/03/2017
La “buona strada” della transizione energetica in Europa

Lo rivela la Relazione sullo stato di attuazione della politica energetica nell’Unione Europea

La transizione energetica verso un'economia europea ad alto tasso di sostenibilità è ormai in atto. Il Vecchio Continente – sostiene il commissario responsabile del settore, Maros Sefcovic - “è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 per le emissioni di gas a effetto serra, l'efficienza energetica e le energie rinnovabili”. E a indicarlo è anche la seconda relazione sullo stato di attuazione della strategia Ue in tema energetico.

Il 2016 è stato l'anno dell'incisività: la visione racchiusa nella strategia quadro per un Unione dell'energia è stata tradotta in iniziative legislative e non legislative concrete, soprattutto con il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei, presentato il 30 novembre 2016, si  legge nella relazione. L'Ue ha già raggiunto l'obiettivo fissato al 2020 per quanto riguarda il consumo di energia finale. Lo stesso vale per le emissioni di gas a effetto serra: nel 2015, erano del 22% inferiori ai livelli del 1990. Inoltre, è sulla buona strada anche nel settore delle energie pulite, con la quota di energie rinnovabili che, in base ai dati del 2014, ha raggiunto il 16% del consumo lordo di energia finale dell’Unione. Un'altra importante tendenza consiste nel fatto che l'Ue continua a dissociare con successo la crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra: nel periodo 1990-2015, il prodotto interno lordo combinato degli Stati membri dell'Ue è aumentato del 50%, mentre le emissioni sono diminuite del 22%.

Per centrare gli obiettivi su clima ed energia al 2030 – prosegue la relazione, saranno necessari circa 379 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2020-2030. E se il 2017 “dovrebbe essere l'anno dell'attuazione”, anche il lavoro sugli investimenti dovrebbe essere intensificato nel corso dell'anno, facendo ricorso a tutti gli strumenti a disposizione. In particolare, Bruxelles punta sul Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), che continuerà a giocare un ruolo cruciale nel permettere di sbloccare risorse private. Finora, oltre il 20% degli investimenti supportati dall'EFSI si inquadra nel settore energetico. La Commissione ha proposto che almeno il 40% dei progetti sostenuti nel settore Innovazione e Infrastrutture del Fondo debba concretamente contribuire a proteggere clima e ambiente.

Inoltre, si legge ancora nella relazione, verranno impiegati ulteriori strumenti finanziari. Nella sua riforma dell'Emission Trading System (ETS), Palazzo Berlaymont ha proposto l'istituzione di un Fondo per sostenere l'innovazione nel settore energetico e industriale e di un Fondo per la modernizzazione, volto a favorire gli investimenti nel settore energetico.